Teorie

Il "pazzo allegro"

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Nata nell'estate del 2005, vuole mettere in evidenza le dure problematiche e le sempre più impreviste vicissitudini che la vita ci riserva.

Queste, quindi, vanno affrontate, al fine di essere metabolizzate, secondo un processo di pazzia laddove la razionalità è venuta meno perché lesa.

Si delinea però come una pazzia non patologica bensì sana e positiva, nonché allegra.

"Nicolò Anzaldi" ( mio carissimo amico )

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La donna vissuta

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Anch'essa nata nell'estate del 2005.

Delinea l'ideologia, per forza di cose generalizzata, secondo cui una donna che ha avuto poche esperienze sentimentali, tenderà ad avere atteggiamenti di curiosità verso l'universo maschile andando alla ricerca di nuove emozioni e sensazioni plurime non curandosi della sensibilità del proprio partner.

D'altro canto, invece, una donna che ha soddisfatto le proprie curiosità represse e latenti porrà la massima attenzione al proprio partner.

Appoggio radicalmente ed encomiabilmente siffatta ipotesi perché sorretta da esperienze personali empiricamente osservabili.

"Ignazio Francesco Sansone" ( migliore amico )

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La stereotipizzazione della bellezza

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L'esposizione prolungata ai media, nella maggior parte dei casi la televisione, ha fatto sì che il concetto di bellezza fosse circoscritto a dei canoni ben precisi quali la magrezza, l'altezza, la moda...

Col tempo questi si sono diffusi nel sociale, metaforicamente, a macchia di leopardo, in seguito più vastamente, e inculcati nella cultura; specie in quella occidentale.

La bellezza è soggettiva e non esiste una costituzione ad essa inerente.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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L'essere umano divinizzato

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Questo è ancora un altro caso in cui i media producono degli effetti catastrofici.

Artisti, attori, presentatori e gente dello spettacolo in genere sono tali perché abbienti caratteristiche grazie alle quali emergono in un contesto.

Secondo questa accezione i media e gli spettatori cooperano attivamente alla loro divinizzazione perché, di fatto, massimamente elogiati e difficilmente raggiungibili.

Ne è caso esemplare l'esultare ai concerti dei propri cantanti preferiti e la richiesta ansimante e insistente degli autografi ai VIP.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il "non tempo" o l'orologio senza lancette

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Il tempo è un'entità convenzionale posta in essere dall'uomo per dare e darsi dei parametri di organizzazione sociale, logistica e struttural funzionale.

Entità che si demarca come oggettiva e reale, quindi antropizzata.

Una perfetta alchimia per constatare che il tempo è una finzione necessariamente da sostituire con il concetto di eternità cioè l'inizio senza inizio e la fine senza fine.

Invito tutta l'umanita, quindi, da qui il titolo, a togliere le lancette degli orologi.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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La relatività istantanea

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Come da sempre, lo zio Turi ( maestro di vita ) sostiene che la vita è una "fumata di sigaretta" e che quindi bisogna vivere la giornata.

Mi sono sempre affiancato a questa riflessione ma oggi ho deciso di elaborarla. Aspetto essenziale non è vivere la giornata ma il momento, l'istante che va relativamente focalizzato ad un obiettivo o progetto di vita.

Ne consegue che a questo mondo tutto è relativo.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Fascismo latente o velato

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Oggi crediamo di vivere in un' epoca democratica, dove ognuno dice la sua e fa ciò per cui è inclinato. Di certo ci sbagliamo.

Siamo immersi in un fascimo che c'è ma non si vede, ne è caso esemplare quella che Adorno e Horkheimer chiamano "industria culturale" come per intendere che la cultura sia prodotta in serie come un prodotto industriale quando, invece, dovrebbe essere un prodotto originale e liberale della mente.

Mi collego quindi alle facoltà universitarie che confezionano i manifesti degli studi obbligando gli studenti a studiare materie, di cui talvolta non ne hanno la volontà, perché manchevoli di quella precisa inclinazione.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il dogma divino

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Dio, l'entità suprema e assoluta, è da sempre stato un dogma per tutta l'umanità. Filosofi, pensatori, religiosi, storici e studiosi di tutti i tempi sono sempre stati afflitti da questo enigma accettato solo per fede.

La risposta la abbiamo sempre avuta davanti ai nostri occhi per migliaia di anni ma non ce ne siamo mai accorti: Dio è in ognuno di noi, Dio siamo noi. Ne consegue che ognuno è il Dio di se stesso.

Ma allora sorge spontanea una domanda: perché si muore? Muoriamo perché è il nostro corpo che lo decide, quindi abbiamo tutti gli elementi per dire che anche il nostro corpo è Dio in quanto decide della nostra vita.

"Davide Gaspare Mezzapelle" ( amico d'infanzia ), teoria elaborata il 2/2/2007 al Mojito.

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L'inesistenza dell'amore

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Dopo anni di riflessione e di notti insonne, ho raggiunto l'illuminazione.Ho capito, ebbene sì cari lettori, che l'amore non esiste. Perché? Semplicemente because l'amore è un mero condizionamento animale degli istinti più bassi, nonché istinto primordiale e voglia di scopare.

Io quindi non posso far altro che desimermi da questa asserzione in quanto credente al "vero amore", una forza sana e positiva in sè, la forza motrice dell'universo e del mondo, sentimento invincibile che domina insieme l'anima e i sensi, che sa ugualmente essere pienezza gioiosa di vita e di morte.

Ciononostante il "vero amore" va regolato dalla ragione affinché non si trasformi in forza distruttiva e devastante.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il mondo incravattato

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Questa teoria è volta al sociale e nasce grazie al raro ingegno artistico del signor Emilio Anzaldi (zio di Nicola Anzaldi, inventore del "pazzo allegro").

Tutto nasce da un quadro disegnato dallo stesso Emilio e regalato al mio caro amico Nicola cui un giorno me lo porta in visione restandone io così folgorato dal contenuto comunicativo insito.

Il quadro raffigura un pianista che suona il piano dal quale strumento fuoriescono cravatte. Queste stanno ad indicare il conformismo che attanaglia l'umanità, una sorta di omologazione delle menti che crea una conseguente "disfunzione narcotizzante", nella maggior parte creata dai media, data da un eccesso di informazioni comunicate ovvero il cosìddetto "alluvione comunicazionale".

L'individuo quindi tenderà a confondere il conoscere i problemi sociali col far qualcosa per risolverli determinando una non-azione.

Bisogna evitare la globalizzazione delle menti, e quindi mantenere la diversità della concettualizzazione, dei punti di vista, dei modi di categorizzare il reale e il sociale e soprattutto non associare la normalità alla maggioranza.

Questa ideologia si propone di essere una traduzione intersemiotica o trasmutata del dipinto dell'artista Emilio Anzaldi. A lui vanno tutti i meriti dell'importanza del significato di cui il dipinto è pregno.

"Emilio Anzaldi", traduzione intersemiotica a cura di "Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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La teoria della minchia

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Premetto che questa non vuole apparire come una teoria volgare o grezza perché vuole far emergere certi aspetti della propria sessualità che spesso vengono tralasciati e trascurati. In questo senso va letta con serietà.

Tutto cominciò in una sera dell'estate 2004, io e l'Ing. Mezzapelle Emanuele eravamo sul suo motore e parlavamo del più e del meno cioé di sesso sporcaccione e sfrenato. Proseguendo nella conversazione, ci siamo inoltrati nell'ambito delle "minate" e abbiamo potuto dedurre che ognuno di noi conosce la propria minchia meglio di nessun'altra e che quindi la minata personale è sempre la migliore.

Non esiste l'amore ma la trasgressione.

" Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo ) & "Emanuele Mezzapelle" ( amico d'infanzia )

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I tempi morti

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Spesso nella vita ci si trova in percorsi abbastanza tortuosi e frenetici.In tali circostanze ciò di cui si necessita, in primis, è il tempo materiale per poter adempiere alle proprie priorità.

In taluni casi, l'unità di misura che scandaglia la vita degli uomini, cioé a dire il tempo oggettivo e convenzionale, assume un trend di depressione e di scoscesa che difficilmente darà facoltà al potenziale interessato di ultimare o portare a completamento il target prefissato.

Buona pratica sarebbe quella di sfruttare i cosìddetti "buchi temporali" o, come vuole il titolo, i tempi morti per ottimizzare il contesto situazionale in cui si è presenti.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo)

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Pregiudizi infondati sull'extracomunitario lavoratore

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Questa teoria è caratterizzata da aspetti antropologici, da un lato, ed economici dall'altro.

Adottando uno sguardo antropologico si osserva come non esista una cultura superiore o inferiore all'altra, quello che l'antropologo Boas chiama "relativismo culturale"; l'inosservanza del quale innesca un'intollerante discriminazione razziale, il razzismo.

La realtà economica dal canto suo ci mostra, come purtroppo spesso accade, che l'extracomunitario viene assunto, ai fini lavorativi, e (sotto)pagato, talvolta anche in nero.

Tra extracomunitario e potenziale datore di lavoro si crea una sorta di bidirezionalità negoziale laddove l'aspettativa di profitto e il tornaconto trovano un punto di incontro con il bisogno primario dell'extracomunitario di guadagnarsi da vivere.

E' pensiero diffuso che ciò comporti una mancanza di lavoro ai cittadini nativi del paese in questione ma la disciplina economica critica questo pregiudizio e lo sfata evidenziando il benessere apportato alla congiuntura economica del paese perché, nella fattispecie, l'imprenditore avrà la possibilità di accantonare maggiori risparmi cui, a loro volta, porteranno ulteriori benefici quali maggiori investimenti, riduzione dei prezzi dei beni e servizi offerti e quindi il risparmio degli acquirenti potenziali, e infine l'aumento del grado di occupazione.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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La non morte o "circolo virtuoso latente"

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Ancor prima di poter enucleare siffatta tesi, è bene che una premessa sul concetto di cultura venga emessa.

Questa si articola come quell'insieme complesso che racchiude in se le conoscenze, la morale, la religione, l'arte, gli usi, i costumi e qualsiasi altra capacità acquisita dall'uomo in quanto membro di una comunità. "Tylor, 1871"

La cultura occidentale considera la morte come la perdita, comprensibilmente dolorosa, di un nostro caro. Non ci sono dubbi che si venga a mancare biologicamente, ma ciò a cui non si pensa mai è che l'individuo interessato venga a far parte di un circolo virtuoso proprio della Natura stessa cui vi appartiene in maniera indissolubile.

Tuttavia non ho preso in considerazione, come molti si sarebbero aspettati visto l'argomento, aspetto religioso alcuno dato il mio totale discostamento a questo.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Lo stress energizzante

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Le condizioni sociali a noi circostanti ci portano a dei disequilibri psicobiologici che a sommi capi definirei, adottando un lessico settoriale o sottocodice, con il termine iperaffaticamento o, più comunemente, stress.

La premessa appena ovviata può portare il lettore a delineare la scarsa perequazione come fattore ostile da attutire o, in linea teorica e solo per pochi, evitabile con mezzi preposti a ciò.

Rifacendomi a delle mie esperienze personali posso dire con certezza che la mente umana, sotto stress, ricava dall'esterno una energia avversa commutandola così in positiva nonché energizzante.

Inoltre è mio dovere inserire una puntualizzazione, posta in essere da Nicola Anzaldi, cui sostiene di non dimenticare che ogni uomo ha dei limiti e che questi non debbano essere superati in quanto non si ricaverebbe energia positiva dall'esterno, come vuole la stessa teoria, ma soltanto malessere.

Questa teoria è fortemente sostenuta dai fratelli Vito e Nicola Anzaldi che saluto vivamente!!

Invito tutti ad essere stressati.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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La luce riflessa

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Dentro di noi è viva una forza pulsante e innata che per sua natura tende all'esplosione e alla delocalizzazione.

Una luce quindi, che viene incanalata da un centro, la propria coscienza, alla periferia ovvero la galassia socio-culturale a noi circostante.

Spesso però si verifica un processo inverso, non un'esplosione bensì un'implosione localizzata nei meandri più reconditi del nostro cuore per via della luce riflessasi.

Si otterrà un output abbindolato a se stesso, una sorta di alba oscura, eclittica ma non eclettica che dall'interno corrode il proprio ego.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il flusso vitale

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Ogni essere umano è calibrato da una essenza che lo caratterizza univocamente. Questa è in continuo travaglio, la sua tendenza è quella di incanalarsi e trovare vie di sfogo nonché canali su cui poter scorrere fisiologicamente indisturbata da detriti occlusivi e implosivi.

Va da se che si propone di essere flusso vitale e forza intraprendente modellizzante di un destino di cui ognuno è il proprio artefice unico e impareggiabile.

Acclarato quanto appena espletato, la prassi imprescindibile con cui far scorrere il proprio flusso vitale è quella, in termini Barthesiani, di adottare uno sguardo semiotico per mezzo di un buon "paio d'occhiali" graduati.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Lo scettro magico

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E' comunemente assodato, per via metodica sperimentale, la fattualitā di un comportamento autoritario, magico e manifesto, che si propaga sull'obiettivo prefissato, cristallizzandosi latentemente perché forza psico-sentimentalmente prismatica.

E' uno di quegli atteggiamenti che induce il proprio flusso vitale alla scissione e a scorrere su pių canali ramificati avvenendo cosė al suo smarrimento.

L'opera di discernimento che allevia, e che porterà ai minimi termini, tale offuscamento non puō che non essere che il temporeggiamento, ai fini valutativi, calibrato dalle forti dosi secrete dal savio, ma intervallato da teneri influssi proposti da rimembranze passate.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il malessere del benessere sociale

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L'audacia del progresso tecnologico ha ineguagliabilmente reso fiorito, invero, l'universo industriale, e sottoinsiemi ad esso estrinsecamente riconducibili, rendendo cosė schivabili, se non pressoché inesistenti, problemi che, secondo l'attuale sguardo semiotico di stampo occidentale, antecedentemente non risultavano essere inerpicabili.

Ma la sociologia di massa del passato appena trattato, razionalmente non mette neppure in moto un processo cognitivo atto alla rilevazione delle questioni scomode perché ad essa del tutto sincronicamente estranee, ignote o per meglio dire impensabili in funzione di quel preciso apparato culturale.

Il preludio svolto puō sembrare astruso nei dettagli ma propedeutico alla trattazione di un malessere che il benessere sociale apporta seppur in maniera latente.

Ad ogni elemento di benessere ne corrisponde uno malevolo, una sorta di boomerang il cui ritorno puō esser fatale se non si valutano gli effetti a lungo termine. Da qui ne emerge quella che ho voluto altresė battezzare come "formula sociale", la cui č concentrata nella seguente: B--->P--->M

B indica il benessere, P i processi psicologici intervenienti nella mente globalizzata del soggetto conformizzato e, infine, M con cui si vuole indicare il malessere che ne scaturisce e che solo un pazzo, in termini Coelhoniani, ha il POTERE di carpire.

Ecco qui di seguito una sorta di tavola sinottica dei casi che mi hanno indotto all'elaborazione della teoria:

Benessere

Malessere

Maggiore istruzione

  • Meno lavoro di inclinazione

Più mezzi di trasporto

  • Aria inquinata
  • Obesità
  • Patologie cardiovascolari
  • Accidia

Cibo in abbondanza

  • Cibo commestibile nella spazzatura (Es.: butto il pane rimastomi dal giorno precedente perché mi piace croccante e fresco).
  • Incapacità di dar valore alle piccole cose pretendendo sempre di più per sentirsi soddisfatti.

I casi da me studiati sono l'istruzione, i mezzi di trasporto e il cibo proprio perché da questi si può arrivare a ricostruire la realtà sociale.

"Daniele Cristian Donatelli" ( me medesimo )

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Il cordone ombelicale

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Questa teoria caratterizza una svolta importante nella mia vita.

Ho finalmente dato risposta pratica a un mio interrogativo che cominciō ad ossessionarmi fin da quando il motore del savio entrō in moto.

Vuole proporre una visione dettagliata di come un soggetto o più soggetti, massificati, tendano a ricoprire un ruolo passivo in questa giungla socialmente parassitaria.

Nella fattispecie ho riscontrato che nei vai gruppi sociali, indistintamente dalle loro classi di appartenenza, vi è un morboso attaccamento al "branco", alla "mandria". E' un legame forte e invisibile, solo ki ha un buon paio di occhiali può propriamente metterlo a fuoco.

Questo conformismo è conseguenza di una trasposizione di ego individuale, ci si lega al branco perché una personalità caratteriale è debole, o persino assente, e l'unione crea una sommatoria di anime, dapprima eterogenee, il cui risultato è indiscutibilmente una anima omogenea e priva di forma. Diviene ovvero ciò che comunemente si definisce massa.

Tale attaccamento si spiega se, e solo se, ci si rifà alla metafora del "cordone ombelicale". La massa alimenta il soggetto conforme attraverso l'appena citato cordone, trasmettendovi tutto il nutrimento necessario perché si mantenga in vita e cresca. Il feto attraverserà tutta la fase di "gestazione sociale" la cui peculiarità è quella dell' illimitatezza, a vita verrà nutrito e scaldato subordinatamente.

Sarebbe ora di dare un taglio al cordone per assaporare il fresco profumo della libertà di agire scoprendo la bellezza della diversità delle concettualizzazioni e dei pattern culturali individuali che ci caratterizzano univocamente.

"Daniele Cristian Donatelli" (me medesimo, 13/6/2008 ore 04:00 a.m.)

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